Il cambio e le monete diverse per Stati diversi
 
 
 
Nel mondo ci sono quasi 200 diverse nazioni e tutte hanno una moneta diversa; tranne la decina di Paesi dell'Eurozona e un gruppo di Paesi africani tra cui lo Zimbawe. 
 
Se tutte le monete fossero convertibili in oro, ci potrebbe anche essere una sola moneta, chiamiamola "gold", e finisce lì - inutile dare nomi diversi a cose che hanno uguale valore. 
 
La ragione fondamentale per cui a nazione normalmente corrisponde moneta è invece ovviamente la natura stessa della moneta moderna a corso forzoso; leggendo la pagina che abbiamo dedicato a descriverla si dovrebbe capire (speriamo!) che l'unica cosa che sostiene una moneta moderna è lo Stato che vi sta dietro. 
Che la "fondazione" della moneta sia il potere politico militare, oppure la ricchezza di materie prime, oppure l'abilità industriale, oppure un mix di tutte queste cose, quale che sia, questa caratteristica è speciale e unica e differente per ogni determinato Stato. 
 
In più questa caratteristica varia nel tempo, perché nel tempo varia il peso politico e militare di uno Stato, l'importanza delle sue materie prime, o la appetibilità o la richiesta dei suoi prodotti industriali e servizi. 
La variazione nel tempo di queste caratteristiche influisce sulla "desiderabilità" di una determinata moneta, e quindi sul valore di questa moneta rispetto alle altre. 
 
Il libero mercato dei cambi registra ogni giorno, anzi ogni minuto e 24 ore al giorno senza nessuna pausa (al contrario delle borse; il mondo gira e da qualche parte è sempre orario d'ufficio) il variare del valore di ogni moneta rispetto alle altre monete. 
 
Perché è importante che il cambio sia libero di fluttuare 
Sapendo quanto sopra siete già in grado di rispondervi da soli: l'appetibilità, chiamiamola così, di ogni Stato è in continuo movimento. Fissare il cambio vorrebbe dire voler fissare questa appetibilità, che è un po' come voler fermare l'acqua che scorre. L'acqua uscirà comunque da qualche parte se deve uscire. 
E' prevalentemente solo una nazione (gli USA) quella che potrebbe derivare il suo cambio da rapporti di forza; e per quanto riguarda le nazioni europee la forza del soldo deriva prevalentemente da motivi industriali. 
Ragion per cui, se il cambio di una nazione è fissato e tenuto artificialmente alto, ma per via della sua produzione e della sua forza la nazione meriterebbe un cambio leggermente più basso, se non potrà scendere il cambio dovrà scendere qualcos'altro per riequilibrare (di solito gli stipendi). 
Se una nazione invece meriterebbe un cambio più alto, dovrebbero salire gli stipendi; se invece questa salita degli stipendi viene bloccata (come è successo in Germania) lo squilibrio si tradurrà in grande surplus commerciale... 
 
Il cambio per regolare il surplus; il cambio per bloccare l'eccessiva svalutazione 
Anche se il luogo comune vuole "surplus buono" (e "svalutazione cattiva"... ma allora perché la "rivalutazione buona" è stata bloccata con l'Euro? le cose buone bisognerebbe incoraggiarle non bloccarle!!), il problema è che se qualcuno fa surplus, qualcun altro fa deficit (cosa negativa perché oltre a creare disoccupazione e povertà, crea un ambiente in cui ci saranno meno soldi e quindi non si potranno acquistare prodotti e quindi ne risente anche chi prima faceva surplus - o furbissimo industriale tedesco, non puoi fare surplus se fuori hai impoverito tutti e non possono più comprare!). 
In un sistema in cui esistono diverse valute e un libero mercato dei cambi, se una nazione crea prodotti molto richiesti e molto venduti questo vuol dire che, per comprare molti di questi prodotti, le altre nazioni si troveranno ad acquistare molta valuta di detta nazione. Per es. se le auto tedesche sono molto vendute, si acquisteranno molti marchi. Questi acquisti grazie al mercato dei cambi si tradurranno in un aumento del costo della valuta "marco". Ma se il marco vale più lire italiane o franchi francesi o pesetas, questo significa che il costo delle auto tedesche per gli acquirenti italiani, francesi o spagnoli cresce. Questo fa da argine alla domanda, ed è in pratica un meccanismo di auto-regolazione che aiuta ad mantenere uno stato ottimale. 
Inoltre, se una nazione in difficoltà esagera con la stampa della propria moneta e i suoi beni diventano troppo economici, le altre nazioni possono effettuare acquisti della moneta sul mercato dei cambi per riportare la situazione in equilibrio. 
Non è difficile immaginare quale sia lo stato ottimale e l'equilibrio per una situazione di prosperità e di pace tra le nazioni: nessuno deve fare troppo surplus e nessuno troppo deficit, cioè nessuno si impoverisce o arricchisce troppo. 
Il libero mercato dei cambi insomma aiuta, gratis, ad ottenere un circolo virtuoso, e argina la tendenza delle nazioni forti a diventare sempre più forti. 
 
Il cambio per reagire agli shock 
L'opera equilibratrice del cambio non è evidente solo nel normale business di tutti i giorni, ma è particolarmente utile in momenti di shock. Nel corso della recente crisi finanziaria, nazioni con una propria moneta come UK, Svezia, Polonia, ecc. hanno potuto assorbire meglio l'urto svalutando il cambio. 
La svalutazione della moneta nazionale in situazioni di emergenza può richiedere un tempo veramente piccolo; in pochi giorni le merci e i beni provenienti dall'estero possono diventare molto più care - se ne scoraggia quindi l'acquisto e al momento stesso si incoraggia l'acquisto interno degli stessi prodotti, se disponibili. Spesso addirittura la nascita di nuove aziende che prima non era conveniente aprire perché il prodotto estero era eccessivamente a buon mercato e fabbricarlo internamente sarebbe costato di più che importarlo. 
Questo vuol dire più lavoro per l'industria nazionale, in altre parole frenare la disoccupazione (senza contare i maggiori introiti della tassazione, che però potremmo ritenere marginali per via del discorso già fatto quando abbiamo parlato di debito pubblico). 
 
Gli esperimenti di fissazione del cambio 
Il primo esperimento di cambio fisso che è interessante esaminare è l'Unità d'Italia. Dimenticando per un momento un certo numero di graziosi furti, l'Unità implicò nei fatti l'imporre al Sud la moneta in uso al Nord, più forte, che diede la possibilità di acquistare con facilità i prodotti più sofisticati delle manifatture del Nord, provocando, dopo la gioia dell'acquisto, desertificazione industriale e miseria (un po' la storia degli italiani che comprano VW BMW Audi e Mercedes e poi si lamentano se figli o nipoti sono disoccupati), e questo nei fatti è un cambio fisso tra quelle che prima erano nazioni diverse. 
Per risolvere il problema da allora si fanno trasferimenti fiscali al Sud, ma questo fino ad adesso è stato un mero palliativo per delle regioni che sotto la dominazione borbonica non avevano niente da invidiare al nord per arte, scienza, cultura. Anzi. 
In tempi più recenti, il primo esperimento notevole di fissazione del cambio è stato lo SME: le principali valute europee non vennero ancora fatte convergere nell'Euro, ma si fissò il rapporto tra di loro come se fossero una valuta sola (ok a dire il vero con una piccola possibilità di oscillazione, ma facciamola breve). Questo, come prevedevano gli studi, causò lo stesso scompenso a favore dei Paesi più forti che avremmo visto più tardi nell'Euro: in particolare grandi vendite di prodotti tedeschi, eccessivo surplus tedesco, stagnazione e chiusure in Italia, aumento della disoccupazione. 
Dal momento che le valute pur con un accordo formale di fissazione rimanevano distinte, era possibile per gli speculatori puntare sulla rottura di quest'accordo di fissazione, vendendo e comprando valute allo scopo di far saltare o diventare costosissime le operazioni di equilibrismo mantenute dalle Banche Centrali. E infatti lo fecero (in particolare è celebre Soros) accelerandone la fine. Nel 1992 Lira e Sterlina furono costrette dalla speculazione ad uscire dall'accordo di cambio; sarebbe comunque successo, ma la speculazione aiutò a farlo succedere più in fretta. 
Fu una fortuna per noi -una delle poche volte in cui la speculazione fu utile anziché dannosa- perché significò una relativamente breve scottatura che ci fece uscire quando c'era ancora possibilità di ripresa (nel 93 ci stavamo già riprendendo). Mentre ora siamo bolliti lentamente come una rana, e i tentativi indiretti della speculazione di accelerare il crollo (nel 2011 utilizzando i buoni del tesoro e lo spread, non potendo più agire sulle monete) sono stati bloccati sia pure dopo molti sbuffi dalla BCE - che ai tempi dello SME non c'era. 
1989: avviene l'unificazione tedesca, e anche qui sperimentiamo i benefici effetti del cambio fisso. Le aziende dell'Est che non vengono acquistate per pochi euro dalle omologhe dell'Ovest vengono chiuse, perché prodotti che pure erano ancora desiderabili (ed esportati nell'Europa dell'Est e in Russia) sono chiaramente superati dai prodotti dell'Ovest, e gli abitanti dell'Est hanno in tasca i marchi dell'Ovest per acquistarli. Come per la Sicilia tutto questo è una rapina, una gran fregatura, e significa desertificazione industriale e povertà che ancora oggi attanagliano la Germania dell'Est. 
Poi si procede con l'Euro: potevano mai gli industriali tedeschi comportarsi più correttamente con noi di quanto si siano comportati con i loro fratelli dell'Est? 
Un altro celebre esperimento di fissazione del cambio è stato il collegare artificialmente il peso argentino al dollaro USA negli anni 90. Il forte e artificiale potere d'acquisto della nuova "moneta forte" si è tradotto in acquisto eccessivo di prodotti esteri e in morte delle poche industrie nazionali; finché a un certo punto si è dovuta disconoscere la fissazione del cambio; ma quando ormai moltissimo danno era stato fatto. 
L'altro accordo di fissazione del cambio che coinvolge lo Zimbawe ed altre ricchissime nazioni non ha avuto al momento esito migliore (ma sicuramente presto lo avrà, al grido di "più Zimbawe!"). 
Al momento non si conoscono situazioni di fissazione del cambio che non abbiano causato instabilità e miseria; anche se gli ammiratori dell'Euro dicono che nel nostro caso è diverso e se le cose non vanno ancora a gonfie vele è solo perché non abbiamo fatto le cose abbastanza bene e dobbiamo fare di più ("più Zimbawe!", no cioè volevo dire "più Europa!"). 
 
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