Stampa di denaro, inflazione e deflazione: alcuni precedenti storici
 
 
Novembre 2013 
Nel dibattito che continua sulla "politica dell'austerity" o "politica del rigore" si sentono finalmente anche nel governo voci critiche rispetto a una politica che già storicamente ha fatto danni, e stando agli ultimi dati che registrano una discesa dei prezzi, sta per portarci alla deflazione. 
Ora, la deflazione che appunto è una discesa generalizzata dei prezzi, sembrerebbe una cosa buona. In realtà non lo è, se non per chi ha molti risparmi da parte e può vivere di rendita. Per gli altri significa una diminuzione dei consumi (non si compra oggi una cosa, perché si prevede che domani costerà meno) e quindi del lavoro delle fabbriche e del commercio. Insomma diminuisce la velocità di circolazione del denaro, uno dei parametri che gli economisti usano per vedere quanto le cose vanno bene. 
 
Se da una parte una mossa verso una sostenibilità dei conti pubblici è stata necessaria per frenare le speculazioni finanziarie sui Bond delle nazioni Euro più deboli (purtroppo la BCE troppo tardi ha fatto qualcosa per frenarle lei) c'è chi sostiene le politiche dell'austerità perché, dice, comportarsi diversamente, con una BCE che facesse una politica all'americana, una politica di QE e quindi in pratica stampa di denaro, sarebbe causa di inflazione.  
Sempre secondo costoro, l'inflazione o meglio l'iperinflazione della Weimar sarebbero state la causa della salita di Hitler al potere. In realtà non fu così. L'iperinflazione in Germania si arrestò nel 1924, la salita di Adolf Hitler avvenne nel 1933.  
Dal 1924 al 1933 operò la Repubblica di Weimar: l'opera principale del suo ultimo cancelliere, Heinrich Brüning, fu di cercare di ridurre o ammortare il peso del debito e delle riparazioni attraverso una politica deflattiva basata sull'aumento del tasso di sconto, forti riduzioni delle spese dello stato, aumento dei dazi doganali, riduzione dei salari e dei sussidi di disoccupazione. 
Questo tipo di politiche esasperarono la popolazione e sono molto simili a quelle imposte dalla Commissione Europea in questo momento. Ci vuole un'altra guerra per capire che sono e restano sbagliate? 
 
 
Stampa di denaro: Germania sì, gli altri no... 
Uno dei paradossi che ci ritroviamo a vivere è che la stampa diretta o indiretta di denaro (o Eurobond o qualsiasi altra cosa) è ostacolata dal governo tedesco. 
Che non tiene assolutamente conto della sua storia. Storia che dimostra che, per quanto poco intuitivo possa essere, la stampa di denaro (fatta con giudizio) può dare risultati positivi nel lungo oltre che nel breve termine. 
 
La prima lezione ci viene nientemeno che da Hitler o meglio dal suo ministro dell'economia, Hjalmar Schacht, ironia della sorte un banchiere di origini ebraiche che conobbe J.P. Morgan e Theodore Roosevelt. Per tirare su la Germania, una nazione povera, indebitata dalla I guerra mondiale, e farla diventare una potenza, Schacht utilizzò come leva fondamentale la stampa (mascherata) di denaro, emettendo con un artificio i MEFO, obbligazioni usabili solo in Germania che valevano come il denaro.  
La Metallurgische Forschungsgesellschaft m.b.H ("Società per la ricerca in campo metallurgico"), una compagnia statale inesistente, emetteva sulla base di denaro "prestato" (creato dal nulla) dalla Reichsbank questi MEFO che erano delle cambiali emesse da questa fantomatica compagnia statale, quindi garantiti dallo Stato ed offerenti un interesse del 4 %, incassabili dopo un lustro, con lo scopo di dilazionare praticamente a tempo indeterminato i pagamenti contratti dallo Stato con le industrie private. 
In teoria questo artificio avrebbe dovuto avere una durata limitata, ma dal momento che nessuno conosceva l'ammontare dell'emissione, essi erano continuamente rinnovati al momento dell'incasso, e il sistema sarebbe potuto andare avanti all'infinito, anzi grazie al commercio con l'estero sarebbe stato probabilmente possibile ridurli, se il pittore austriaco non avesse voluto strafare con le spese folli del riarmo (e fare poi cose deliranti e aberranti). 
 
La seconda lezione ci viene dal cancelliere Kohl, che ha trasformato, non senza macelli, l'unificazione della Germania in un successo tramite un'altra stampa (mascherata) di denaro, assegnando politicamente la parità di cambio tra marco occidentale e quello orientale (stampando quindi virtualmente tonnellate di marchi); con l'aperta ostilità della Bundesbank (diedero le dimissioni ma Kohl proseguì sulla sua strada, non chiedeva il permesso alla Bundesbank come fanno adesso). 
Sarebbe lunga riepilogare tutto, vi linko questo articolo del Corriere: http://archiviostorico.corriere.it/... che fa un parziale riassunto. 
 
Insomma la storia ci insegna che queste stampe non sono così male, e anzi nel caso della Germania sono costate a noi più che a loro. Ma guai che la BCE o alla Grecia o l'Italia stampi denaro...  
Se se ne avvantaggiano loro, OK, se ce ne avvantaggiamo noi, NO?? 
 
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